Un economista per il nostro tempo, a cura di G. Amari, M. Maiello, Roma 2009. (App. Dal 1965 al 1974 è direttore dell’Ente per gli studi monetari, bancari e finanziari Luigi Einaudi di Roma. Alla fine le recensioni di Caffè sono piccole introduzioni ai temi più disparati: al ritorno allo studio delle crisi finanziarie avvenuto negli anni Ottanta del Novecento; alla storia e alle cause della Grande Depressione; al dibattito sulle origini e sulle cure dell’inflazione. Federico Caffè è stato un grande economista riformista, quando questa parola suonava ancora bene ed era sintomo di dignità ed onestà intellettuale. Federico Caffè est diplômé en Sciences Commerciales de l'Université La Sapienza de Rome en 1936. Lamentò l’assenza di una legislazione antitrust in Italia, malgrado le riflessioni nella Commissione costituente e nella Commissione sui limiti posti alla concorrenza operante nei primi anni Sessanta. Da quel momento le corrispondenze tra maestro e allievo si infittiscono, Caffè vola in Danimarca a più riprese per tenere lezioni, Bruno nel ’74 fonda il Centro Studi Federico Caffè all’interno del Roskilde, documenta tutto, e anni più tardi diverrà il suo biografo oltre che maggior critico e diffusore del suo pensiero. Molto spesso gli economisti consigliati da Caffè – da Ferrara a Einaudi, da Hayek a Pareto – erano di orientamento liberale; assegnavano allo Stato, in forme diverse, un ruolo molto limitato. Federico Caffè (a cura di), Il pensiero economic o contemporaneo, 3 vols., Milano, FrancoAngeli, 1968-1969. Né lo soddisfa la soluzione, indicata da Ronald H. Coase, di far liberamente negoziare le parti circa l’indennizzo dei danni provocati dall’esternalità, in quanto il danneggiato è di solito assai più debole del danneggiante (Umanesimo del Welfare, «MicroMega», 1986, 1, pp. Caffè esordisce con il plauso, l’esaltazione dell’economista dalla prosa perfetta e a favore della parità delle condizioni di partenza. Caffè scelse una strada simile. Sono soprattutto gli aumenti dei prezzi amministrati (su cui cfr. È stato un programma illuminista. Il ritorno agli studi sulle crisi finanziarie, «Moneta e credito», 1979, 128, pp. Caffè pensa che lo Stato non vada deificato: ma dalla constatazione del fallimento di molta regolamentazione pubblica non si deve dedurre che qualsiasi regolamentazione pubblica sia dannosa per la collettività. La politica economica può affidare all’azione pubblica l’intervento per assicurare il pieno utilizzo delle potenzialità produttive di un’economia. Capitolo secondo L'esperienza di Caffè come docente universitario L'esperienza di Caffè come docente universitario Ad alcuni di essi sono riuscito a prendere parte e sono lieto di riuscire a farlo oggi, nella città che gli ha dato i … Era un uomo che amava il confronto serrato tra le opinioni. 2014. Caffè era esplicito: le grandi imprese si sono battute contro l’introduzione di regole antimonopolistiche. A Caffè va ascritto il merito di aver mantenuto l’interesse sugli economisti italiani fra Otto e Novecento. Introduzione ad Antologia di scritti di Gustavo Del Vecchio nel centenario della nascita (1883-1983), a cura di F. Caffè, Milano 1983; rist. Sarebbe bastato“arrivare fino alla stanga della dogana di ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e acquistare, insieme a un Toblerone e a un paio di pacchetti di Muratti con filtro”, i libri – indisponibili in Italia ma disponibili in Svizzera – di, tra gli altri, Wittgenstein, Husserl, Marx, Ayer, Bachelard, Forster, Leavis. L'alibi dei distinguo: a cura di Federico Caffè 604 . Realtà e critica del capitalismo storico, 1995, pp. però Ezio Tarantelli, «Il Messaggero», 27 marzo 1986). Nel 2007 è uscito Scritti quotidiani, a cura di R. Carlini, una raccolta degli articoli di Caffè apparsi sul «Manifesto», ed è stato messo in commercio Federico Caffè. Socio ... Enciclopedia Italiana - V Appendice (1991). Se crisi delle istituzioni c’è stata, per Caffè questa si può superare con l’appello a una rinnovata volontà politica. 5° grazie al contributo di scrittori, poeti, attori ed editori, sperimenta pratiche didattiche innovative e propone la lettura ad alta voce per avvicinare i giovani al mondo del libro e per porre l’accento sulla lettura come esercizio di libertà. Personalità complessa e tormentata (Rea 1992), Federico Caffè dispiega una ricca e multiforme operosità scientifica, anche come fondatore di una fiorente scuola di allievi. Scomparve dalla sua abitazione nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1987. Protestando contro quello che definiva il moderatismo opportunistico della politica economica italiana, dichiarava che “rifugiarsi nella più eburnea delle torri di avorio appare preferibile all’occuparsi dei problemi correnti della politica economica del nostro paese”. Non fece in tempo a vedere la legge italiana a tutela della concorrenza, arrivata nel 1990. e) Fu attento nel sottolineare i rischi di elevati tassi di interesse reali, di quella che definiva “un’economia usuraia”. Di contro, Caffè sentiva più di tutti vicini alla sua sensibilità i Luigi Luzzatti, i Francesco Saverio Nitti e i Ruini, uomini che, senza dogmatismi, avevano saputo mantenere ben saldi i loro principi riformatori. persona, del pensiero e dell’opera di Federico Caffè, del quale nel 2014è ricorso il centenario della nascita. Mostrava agli amici gli scaffali con le 1.200 tesi di laurea assegnate, che paragonava al catalogo di Don Giovanni. In questo caso, la rinuncia alla sovranità monetaria è stata un danno, in quanto ha aggravato il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri. 241-43). in F. Caffè, Saggi critici di economia, Roma 1958. Federico Caffè un grande uomo prima che un grande economista, era uno di questi uomini che non si possono ne comprare, ne vendere, uomini la cui vita è sempre stata attenzione ai più deboli, un uomo libero. Sraffa muore nel 1983, Caffè scompare nella primavera del 1987. Ha coltivato gli interessi più disparati; è stato un amante della letteratura, della musica sinfonica, in particolare di Gustav Mahler, e della lirica. Dopo la liberazione di Roma diventa capo della segreteria particolare del ministro dei Lavori pubblici, Meuccio Ruini. Un’economia politica per la politica economica. Dall'altra parte c'è il riccio, che fa riferimento a un principio ispiratore, a una visione centrale. Le principali sue pubblicazioni sono: ... caffè sospeso loc. La sera Federico Caffè prendeva l’autobus per tornare a casa. Egli fece propria una concezione del progresso della scienza economica come risultato di un’«opera costante, continua e successiva, per cui l’edificio della scienza stessa risulta come una serie di piani che si aggiungono a quelli precedenti, in modo da costituire un tutto armonico» (Economia senza profeti, 1977, pp. (v) 1969, Il pensiero economico contemporaneo. Saliva dalla porta anteriore, a una fermata che c’è ancora, davanti al bar che continua ad accogliere studenti e professori della facoltà di Economia della Sapienza. Federico Caffè. Introduzione ad A.C. Pigou, R. Kahn, A. Cairncross, Keynes: riletture e rievocazioni, a cura di F. Caffè, Torino 1983. Istituto di Istruzione Superiore Federico Caffè – Sede centrale: Viale di Villa Pamphili 86 – Sede succursale: Via Fonteiana n. 111 – 00152 ROMA Tel. Nelle recensioni di volumi usava il metodo dell’“attaccapanni”, mutuato da Einaudi: prendere a pretesto il libro da recensire, e appenderlo subito all'attaccapanni, per parlare dei temi che gli stavano a cuore. Egli non arrivò a ritenere che la democrazia come partecipazione del popolo alle decisioni politiche fosse, o fosse andata, in crisi, e che le istituzioni rappresentative previste dall’ordinamento costituzionale andassero ripensate per far fronte a tale crisi. in F. Caffè, Frammenti per lo studio del pensiero economico italiano, Milano 1975. Attentissimo nel registrare le riletture e rievocazioni di questo autore (cfr. Infatti, allora non vi erano condizionamenti internazionali a favore dell’adozione del laissez-faire assoluto, come sta a dimostrare il country study sull’Italia dell’agenzia governativa statunitense ECA (Economic Cooperation Administration), il cosidetto rapporto Hoffman, che nel febbraio 1949 criticava dal punto di vista keynesiano il modo in cui erano stati impiegati nel nostro Paese i fondi dell’ERP (Economic Recovery Program), il cosiddetto piano Marshall. podcast e nuovi speciali, un Con Tarantelli sul referendum sulla scala mobile. Tarantelli, com’era. Un economista per il nostro tempo, a cura di G. Amari, M. Maiello, Roma 2009. Ne era consapevole perché conosceva La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn. Molto dipendeva dalle persone. Nel 1954 vince, come primo della terna, il concorso di politica economica e finanziaria bandito dalla facoltà di Economia e lingue di Venezia, ma la facoltà chiama al suo posto Innocenzo Gasparini. Confidammo che avesse trovato un posto dove godersi il suo Mahler, il Das Lied von der Erde, l’adagetto della quinta sinfonia e il finale della nona. Se i neoliberisti t’hanno preso e ammazzato. Economista e docente universitario, fu uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana ma anche un intellettuale eclettico e commentatore attento dell’attualità, prestando la sua penna ai principali quotidiani italiani. Federico Caffè è stato un divulgatore senza pari in Italia del pensiero economico straniero. La sua avventura scientifica si svolse in anni in cui la conoscenza dell’inglese era limitata, così come l’accesso a riviste e libri di altri paesi. Federico Caffè e la diffusione del pensiero economico 3 intellettuale. - Economista italiano (n. Pescara 1914 - morte presunta 1998), prof. dal 1955 nelle univ. Infatti, pure nella fase positiva gli elementi normativi, specie nell’adozione delle ipotesi su cui si costruiscono i modelli, sono ben presenti, seppure spesso in forma implicita. Sono questioni – alcune di carattere metodologico, altre di carattere contingente, altre infine di più ampio respiro – che Caffè riprende numerose volte, rammaricandosi che su di esse non si sia sviluppata un’autentica discussione fra gli addetti ai lavori e fra le forze politiche. Si deve perciò bloccare la crescita di tali prezzi, e insieme introdurre limitazioni quantitative all’importazione di beni non necessari, secondo quella «politica di guerra in tempi di pace» che egli non esita a riproporre in un’epoca certo poco disposta a simili sacrifici. Milone, in Attualità del pensiero di Federico Caffè nella crisi odierna, 2010). Nella sua ultima lezione, riconosceva che una massima di Keynes– “Prima o poi le idee hanno la prevalenza sugli interessi precostituiti” – si era rivelata errata. Benessere (economia del), in Dizionario di economia politica, a cura di C. Napoleoni, Milano 1956, pp. (iv) 1969, Il pensiero economico contemporaneo. Il rapporto con gli studenti. Nella difesa di un ragionato intervento pubblico, fu severo, diversamente da Marcello de Cecco, verso il sistema italiano delle partecipazioni statali: l’iniziativa pubblica attraverso lo strumento della società per azioni di tipo privatistico gli sembrò un’ambiguità del corporativismo fascista. È indubbio, tuttavia, che Caffè sia un sostenitore del mantenimento di un’ampia rosa di strumenti di politica economica interna. Condivideva l’ideale keynesiano di riformare il capitalismo – un suo articolo si chiama “La solitudine del riformista” – non di eliminarlo. Discutendo di economia americana, Caffè ricorda che Ropke, l’economista tedesco protagonista del modello dell’economia sociale di mercato, criticò Roosevelt per la scelta di abbandonare nel 1933 il dollaro aureo: Caffè commenta che Ropke non si era reso conto di quello che era successo (la Grande Depressione). Alla fine Caffè chiosò così “Ho molto apprezzato il primo intervento e ho trovato chiarissima la presentazione delle condizioni che devono valere per l'esistenza, l'unicità e la stabilità dell'equilibrio. Scritti quotidiani, a cura di R. Carlini, Roma 2007. in La solitudine del riformista, a cura di N. Acocella, M. Franzini, Torino 1990. Bastano pochi euro per È comunque una società in crescita, il cui maggior benessere si sposa con un migliorato senso civico. 445 e segg. Un mercato concorrenziale è una costruzione dell’uomo. 116-27, ora in La solitudine del riformista, cit.). Federico Caffè. «Trent’anni dopo, in Danimarca. Tre nuovi articoli al giorno, L’adesione di Caffè al pensiero keynesiano, di cui fu uno dei maggiori esponenti e promotori italiani, risponde all’esigenza di costruire e implementare un sistema alternativo a quello “mercatocentrico”, capace quindi di supplire alle oggettive mancanze di un’economia di mercato. Aveva una lingua elegante, che andava dritta al nucleo delle questioni. Benché sia stato maestro di moltissimi economisti, non ha mai voluto essere Ci sono però temi che costituiscono dei fili rossi del suo impegno scientifico. Sostenitore di una concezione della cooperazione economica internazionale come collaborazione fra membri sostanzialmente paritari, Caffè lamenta che vengano adottati due pesi e due misure. Appunti sull’economia contemporanea. Economia senza profeti. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei dal 1970, socio nazionale dal 1986, negli ultimi anni Caffè viene colpito da eventi dolorosi, che lo gettano in una profonda depressione. che deve servire ad occupar la gente. Bisognava lasciarlo in pace. L’autentica terza via consiste nella ricerca di un capitalismo storico, cioè funzionante nella pratica, con una regolamentazione nell’interesse generale: una via che Caffè ritiene possibile perché il capitalismo, nonostante tutto, non è irriformabile. “Il 6 gennaio del 1914 nasceva a Pescara Federico Caffè – ricorda Blasioli – una figura poliedrica e un pensiero che dal punto di vista umano, culturale e formativo è di grandissima attualità. Nel 1956 si trasferisce alla cattedra di economia politica della facoltà di Giurisprudenza di Bologna, e nel 1959 a quella di politica economica e finanziaria della facoltà di Economia e commercio di Roma. Al contrario, egli intendeva potenziare questi organismi nella giusta direzione, fornendoli di funzioni maggiori, in modo da garantire la stabilità finanziaria internazionale come «prestatori di ultima istanza». 43 e segg.). R. Faucci, L’economia ‘per frammenti’ di Federico Caffè, «Rivista italiana degli economisti», 2002, 3. Si è occupato soprattutto di economia e politica monetaria e di economia del benessere, oltre a svolgere analisi critiche di storia delle dottrine economiche. Plausi e botte. Istituto di Istruzione Statale " Federico Caffè " Roma. La lista, molto incompleta, degli economisti tradotti, fatti tradurre e studiati da Caffè comprende Pigou, Hotelling, Kaldor, Hicks, Scitovsky, Little, Bergson, Arrow, Samuelson, Baumol, Chamberlin, Rothschild, Keynes, Lange, Morgenstern, Frisch, Schumpeter, Zeuthen, Johnson, Shackle, Bhagwati, Hahn, Matthews, Dorfman, Simon, Leontief, Phelps Brown, Worswick, Kalecki, Tinbergen, Friedman. Una ricchezza di contenuti gratis È sbagliato contrapporre, come a un certo punto fece Luigi Einaudi, un’economia «di concorrenza» del tutto priva di regolamentazioni a un capitalismo «storico» con regolamentazioni errate. Federico Caffè è stato un erudito, un economista dalla cultura enciclopedica, mai fine a sé stessa. La prima edizione del progetto fu infatti ispirata dal brano di Federico Caffè La Solitudine del Riformista, più volte… L’opera che rappresenta al meglio il pensiero e le teorie di Federico Caffè è Lezioni di politica economica (Torino, Boringhieri, 1978).Molto difficile imbattersi nella prima edizione; in commercio ci sono quasi sempre edizioni successive, cosiddette “ampliate”. Il carattere. Grazie a un soggiorno scientifico a Londra nel 1947-48 e sfruttando una curiosità senza limiti, contrabbandò in Italia la migliore cultura economica anglosassone. Quel silenzio che ancora ci parla, a cura di G. Amari, M. Maiello, un DVD con una sua lezione e interviste a molte personalità. Caffè è stato uno degli economisti italiani più importanti degli anni che vanno dal 1950 al 1986. Era consapevole del rischio di ottenere “un vestito di Arlecchino” ma si augurava di conseguire “una tuta da lavoro”. Libero docente di politica economica e finanziaria dal 1949, dal 1951 al 1955 è professore incaricato di economia politica nella facoltà di Giurisprudenza di Bologna. La critica talvolta martellante delle scelte del governo e delle non scelte dell’opposizione non deve trarre in inganno circa il giudizio complessivo che Caffè dà dell’Italia del dopoguerra. Federico Caffè e la diffusione del pensiero ec onomico 5 In senso più ristretto e tecnico, l’insieme delle sentenze e delle decisioni attraverso cui gli organi giudicanti di uno Stato interpretano le leggi applicandole ai ... Organizzazione internazionale regionale di integrazione economica e politica, sorta dal processo avviato, negli anni 1950, con l’istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA). À partir de 1959, il enseigne la Politique Économique et Financière à l'Université de Rome La Sapienza, formant plusieurs générations d'économistes. ….. La sua preoccupazione per gli effetti negativi di un mercato che funziona da sé, ma senza regole eque, emerge anche nei suoi commenti sul ruolo del Fondo monetario internazionale (L.M. Come ha scritto Giorgio Ruffolo, Caffè era un riformista estremista. Non è un caso che diversi autori che Caffè considera fra i migliori economisti italiani fra le due guerre non fossero particolarmente influenzati da Einaudi (Rapporti tra il pensiero economico in Italia e all’estero negli anni della grande crisi, «Studium», 1977, 4). Istruzione e tolleranza. Per Caffè, tutta l’indagine economica – quindi non solo quella di politica economica – serve «di guida all’azione» (Politica economica, 1° vol., Sistematica e tecniche di analisi, 1966, p. 12). La presenza di un costo sociale, che le imprese pubbliche non meno delle private tendono a scaricare sulla collettività, è da Caffè considerato fondamentale per giustificare un’azione di intervento (Considerazioni intorno al settore pubblico dell’economia, «Rivista trimestrale di diritto e procedura civile», 1958, ora in F. Caffè, Saggi critici di economia, 1958).
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